Camaçari 20 Aprile 1992
Carissimi amici, Un forte abbraccio.
Vi scrivo con il ritardo di sempre, il lunedì di pasqua, stanco, dopo una maratona di messe, confessioni e battesimi … durante la settimana santa ho cercato di trasmettere alla gente la speranza, la fiducia che ci viene dalla Risurrezione di Gesù.
Tutti abbiamo bisogno di speranza perché la situazione non è affatto animatrice.
I giornali parlano dei vari paesi quando accadono fatti straordinari, abbiamo l’impressione che quando non succede niente di strano vuol dire che tutto corre nella normalità.
Si parlava molto del Brasile al tempo della dittatura militare e se ne parla nell’epoca del Carnevale per ricordare ai turisti il pericolo del colera e della violenza nelle grandi città, per denunciare la distruzione della Amazzonia, per ricordare tra i milioni di bambini della strada quelli che sono uccisi dalle formazioni paramilitari, per ricordare che ancora esiste la violenza contro i contadini, che rimane impune.
Dimentichiamo che le cose di tutti i giorni sono ugualmente terribili, gli stipendi sono scesi al livello più basso. In febbraio una famiglia composta da due adulti e due bambini aveva bisogno per sopravvivere di 600 mila cruzeiros, lo stipendio era, ed è di 96 mila (-44 dollari).
Aumentano i licenziamenti nelle fabbriche e nel commercio.
L’altro giorno il ministro della Sanità diceva che adesso tutti si preoccupano dei morti dell’epidemia di colera (che sono relativamente pochi) e si dimenticano dei molti bambini che continuano a morire di denutrizione. Mi fa sempre impressione, si prova un senso di assoluta impotenza, assistere ai funerali dei bambini, e immancabilmente la causa è sempre la stessa, la fame.
In questa situazione non è facile vivere la speranza.
Non è facile vivere la speranza quando la violenza, soprattutto della polizia, diventa una norma, quando i ragazzini che vanno a scuola – e ce ne sono molti che non possono andarci – non ricevono un’educazione decente, quando i pensionati non arrivano a guadagnare 20 dollari al mese, quando l’assistenza medica non funziona … Non è facile vivere la speranza quando qui, in casa parrocchiale, c’è sempre la fila di quelli che chiedono un aiuto, un pezzo di pane … Non è facile vivere la speranza quando non si vede nessuna luce all’orizzonte …
In Europa si preparano con feste le celebrazioni dei 500 anni della scoperta dell’America. Senza voler giudicare i fatti del passato con la mentalità di oggi, non possiamo dimenticare che l’arrivo degli europei ha significato per quei popoli l’inizio non della buona notizia (Vangelo), ma l’inizio di una distruzione fisica e culturale … distruzione che continua anche oggi.
In questa situazione che sa più di morte che di vita, ci sono alcuni fatti positivi che mi aiutano ad essere ostinato nella speranza.
Anche a Camaçari la gente si organizza nelle piccole comunità, assume il catechismo, le celebrazioni, l’aiuto ai poveri, l’impegno sociale, e assume senza aspettare il suggerimento del prete … la gente si sente responsabile.
Nella lettera precedente vi parlavo delle chiese che siano riusciti a costruire, anche con il vostro aiuto, del doposcuola sostenuto dal CIF di Fano, dell’appoggio al lavoro dell’avvocato, al gruppo di ceramica, al gruppo di medicina alternativa.
Le cose vanno avanti, sempre con enormi difficoltà soprattutto economiche. Anche se le chiese hanno bisogno di porte e finestre, offrono un posto per riunirsi. A Camaçari abitano gli operaio non specializzati del complesso chimico (che attualmente è in crisi), i disoccupati e i sottoccupati, perciò l’aiuto che possono dare alla Chiesa è sempre ridotto …
Una spesa alta a livello di pastorale è per la macchina: la parrocchia ha comunità rurali distanti anche 70 km e le strade non sono buone …
Dall’inizio dell’anno è qui con me un diacono brasiliano che sarà ordinato prete a fine giugno. Qui in Brasile i sacerdoti non ricevono nessun aiuto e devono mantenersi con il culto o insegnando …
Prima di lasciare Camaçari vorrei iniziare la costruzione di altre tre cappelle-sale per la catechesi e riunioni …
Ce n’è bisogno soprattutto nelle zone periferiche della città. Sono riuscito ad avere il terreno dal municipio … se riuscissimo a fare le fondazioni già sarebbe un grosso passo in avanti.
Un aiuto di 15 milioni potrebbe risolvere la situazione.
Potete aiutarmi? Chiedo troppo?
Vi ricordo con affetto nella preghiera e scusate.
don Paolo