Sono tanti i bambini che hanno bisogno di aiuto e in tutte le parti del mondo. Ma perché il discorso arrivi alla concretezza, occorre operare in una zona determinata. Il servizio di adozioni a distanza Agata Smeralda ha scelto di portare l’aiuto degli italiani nella zona di Salvador Bahia, nel nord est del Brasile.
Il Brasile è la terra dei contrasti. Da più di 30 anni la politica economica seguita dai governi militari e civili ha favorito la concentrazione dei capitali nelle città e nelle campagne. Conseguenza ne è l’esodo rurale che ha moltiplicato il numero degli abitanti nelle città, aumentando le favelas, la miseria, l’emarginazione. Uno studio del governo di alcuni anni fa calcolava che il 36% della popolazione della grande Salvador viveva in una situazione di estrema miseria. Nelle catapecchie, di pochi metri quadrati, fatte di latta, cartone e pezzi di plastica, dormono sette o otto persone, nella completa promiscuità, in una mancanza assoluta di acqua potabile e di servizi igienici. Naturalmente chi soffre di più sono sempre i bambini, malnutriti, quando riescono a superare il primo anno di vita, costretti a darsi da fare per sopravvivere, per aiutare genitori e fratelli.
Anche se l’educazione da sola non riuscirà a risolvere il problema dell’emarginazione dei bambini, ogni risposta dovrà passare per l’educazione.
Si inserisce in questo contesto e con questo obbiettivo il servizio per le adozioni a distanza Agata Smeralda: aiutare i bambini di una parte del Brasile ad avere una sana alimentazione. un’educazione scolastica perché possano diventare cittadini veri, protagonisti e soggetti della propria storia.
Le famiglie dei bambini adottati non ricevono solo un aiuto mensile, sono anche accompagnate da famiglie vicine appartenenti alle comunità cristiane, o da assistenti sociali, il contatto con i bambini e con le loro famiglie permette a questi intermediari di capire sempre di più il dramma di cui sono vittime, di far sì che l’aiuto sia indirizzato verso le vere priorità.
Per alcuni adottare un bambino significa mandare ogni mese le 60 mila lire, ricevere una fotografia di un bambino che abita tanto lontano e magari seguire, dalle relazioni che sono inviate, le notizie dell’adottato e della sua famiglia. In realtà l’adozione esige un cambiamento di vita da parte dell’adottante, nella stessa misura in cui vuol collaborare a cambiare la vita nell’adottato. Perché nella nostra famiglia entra qualcuno che viene da lontano, con un’altra cultura, con altri problemi che ci costringe a sentirli nostri, che ci spinge a interessarci alla problematica di quella famiglia, di quel Paese e del mondo, che ci fa diventare inquieti per le sorti di tanti bambini, di tanti genitori. Nella nostra famiglia entra dietro il nostro “adottato” una moltitudine di fratelli, ai quali abbiamo aperto il nostro cuore.
Per informazioni ci si può rivolgere al movimento per la vita fiorentino: via Cavour 92, Firenze, telefono 055.588384, fax 055.587509.
don Paolo Maria Tonucci