Finora siamo stati noi a parlare della gente, della nostra parrocchia, dei nostri quartieri, della nostra città, Salvador da Bahia, (più di un milione di abitanti – città coloniale e con il desiderio di diventare sempre più un centro industriale nel Nord-Est del Brasile). Le impressioni erano nostre, di persone di fuori, anche se impegnate con tutta la buona volontà a condividere la problematica della gente…Dopo l’alluvione di aprile, abbiamo lanciato una specie di inchiesta tra la gente. Questa era invitata a riflettere sulla situazione della propria via, del proprio quartiere. E’ evidente che la ricerca non si preoccupava di raggiungere una visione scientificamente oggettiva della realtà (supposto questa sia possibile…), ma più che altro mirava a cogliere la ripercussione che « la tragedia » aveva provocato sulla gente. La maggior parte delle risposte sono state elaborate da varie persone, che si sono riunite per riflettere, discutere insieme sui loro problemi, sui problemi del quartiere… Il fatto: l’alluvione. Il 29 aprile la tragedia si è abbattuta sulla nostra parrocchia. Le piogge torrenziali hanno provocato frane, morte e disperazione. I « senza tetto » hanno trovato un rifugio in alcune scuole pubbliche nella speranza di un intervento da parte delle autorità. Nei primi giorni la diocesi, i protestanti, i « ricchi » del centro città, si sono commossi per quello che era successo sono venuti a visitare i « senza tetto ». Alcune signore dell’alta società hanno pianto alla vista di tanta miseria… Hanno portato degli aiuti: un po’ di cibo, qualche vestito usato che non serviva più, ma che poteva esser utile per quei poveretti » Nei primi giorni anche il municipio mandò un po’ di alimenti, non troppi perché « altrimenti quelle persone potevano trovare la situazione molto comoda e non voler più lavorare… » (secondo le dichiarazioni di un medico della Segreteria di Sanità). Il sindaco inviò anche un medico, ma solo nei primi giorni. Dopo il primo mese di permanenza nelle scuole, gli alluvionati non hanno più visto un medico, malgrado i vari appelli attraverso i giornali che denunciavano una assoluta mancanza di igiene dei locali e il regime dí promiscuità in cui si trovavano forzatamente le famiglie dei senza tetto. Se l’atteggiamento delle autorità e delle persone di « buon cuore » fu cosi tipico, ben differente fu quello della gente del quartiere. Tutti hanno sentito nella carne il problema dei « senza tetto », perché vedevano nel loro dramma la loro stessa situazione precaria e sentivano da vicino che quanto era successo potrebbe accadere anche a loro, dato che il ripetersi della tragedia è abbastanza comune e frequente nelle attuali situazioni del bairro.
Tutti si sono interessati per aiutare secondo le proprie possibilità… Molti hanno diviso il pezzo di pane, sono venuti a trovarli continuamente, dando il loro appoggio perché non si sentissero soli, la loro solidarietà perché continuassero a lottare per ottenere dalle autorità un « giusto » aiuto sentito soprattutto « legittimo diritto ». L’alluvione è stata anche un’occasione per riflettere. La miseria sconvolgente delle 125 famiglie accampate alla meno peggio in 11 sale scolastiche, aiutava a capire senza troppi ragionamenti la situazione di miseria in cui vive la maggioranza delle famiglie dei nostri quartieri.
Questa gente, vedendo la miseria degli altri ha riflettuto sulla propria miseria…
La situazione del quartiere dove abitiamo: (suburbio periferico)
(parla la gente!!! )
« Pessima. Situazione precaria. La peggiore possibile. Disperata ». Il quartiere è fatto di alti e bassi, di pendii scoscesi di buche… ».
«I rifiuti e la sabbia sono trasportati dalle acque. Il livello della strada sale ogni giorno e così le case vengono sotterrate ed inondate… ».
«La mia casa si trova in bilico: da una parte c’è il precipizio, dall’altra il pendio… ». « Con le piogge sono cadute sei case, i miei vicini dicono sempre lo stesso, non possono dormire, quando piove, per paura… ».
«La parte della strada vicino all’asfalto è un po’ migliore, ma in basso, nelle scarpate…, Dio solo lo sa… ».
«La strada è piena di buche, non esistono fogne; a volte il fetore è insopportabile ». « La strada è piena di buche, di notte rischiamo di romperci le gambe, a volte, soprattutto durante le piogge la strada diventa intransitabile ».
«Nella mia strada manca l’illuminazione. Gli studenti e gli operai che tornano in casa di notte, hanno molta paura, temono di esser assaliti ».
« Nel nostro quartiere, quando piove, tutto è invaso dal fango… In quel giorno, nessuno può andare al lavoro o a scuola, tutti rimangono in casa per difenderla dall’invasione delle acque e dei detriti che scendono lungo i pendii… ».
«Esiste la conduttura dell’acqua, ma l’acqua non passa. Però dobbiamo lo stesso pagare la tassa… ». « Noi non abbiamo una strada; il sentiero che abbiamo fatto noi stessi; non abbiamo l’illuminazione pubblica, però paghiamo. Paghiamo tutte le tasse… Fino a quando saremo sfrattati…? ».
« A noi manca tutto quanto è necessario perché un essere umano possa vivere come persona… ».
Le cause:
Per recuperare i corpi dei morti sotterrati dallo slittamento di terra i pompieri hanno lavorato vari giorni. Uno di loro è uscito con questa espressione: « Questa gente non impara mai la lezione, i senza tetto di oggi sono gli stessi di tre ani fa…, sono dei testardi! ». Abbiamo girató, questa « frase » del pompiere alla nostra gente con queste domande:
Perché non vengono costruite case più solide?
Perché le case sono costruite in luoghi condannati?
(risponde la gente…)
«Siamo poveri, come possiamo costruire case migliori? ».
«Per mancanza assoluta di condizioni economiche: come può un uomo con 10 figli e che non guadagna
che uno stipendio… ( = Lire 29.000 circa)…»
«Il materiale di costruzione sta aumentando paurosamente di prezzo, il terreno è molto caro, l’alimentazione incara ogni giorno… lo stipendio è sempre molto scarso… ».
«Ciascuno costruisce la casa secondo le condizioni che ha… ».
«Il motivo è, che lo stipendio non è giusto, non è sufficiente neppure per sopravvivere, come può bastare per costruire una casa solida… ».
Ma quali sono le cause dí questa situazione disumana?…
« Lo stipendio che guadagnamo è uno stipendio di fame e a volte non riceviamo neppure questo perché il governo non dà possibilità ai poveri di lavorare… ».
« Manca totalmente qualsiasi appoggio da parte delle autorità. Sono loro che ci costringono a tornare negli stessi terreni condannati… Che aiuto ci danno per costruire la nostra casa più sicura…? ».
Un senza tetto così si lamentava: « Se possono regalare un terreno enorme a Pelè, perché non possono darci un. pezzetto di terreno a noi che siamo poveri e che ne abbiamo bisogno…? ».
« Non abbiamo possibilità di comperare terreno migliore, i terreni costino troppo e cosi dobbiamo vivere oppressi: La vita del povero è l’oppressione… ». Per me l’unica soluzione sarebbe un aumento di stipendio… ».
Ci troviamo di fronte ad un circolo vizioso, ad una strada senza uscita…
I poveri per costruire la loro baracca non hanno scelta: per amore o per forza, trovano solo terreno di « invasione »… localizzato lungo le scarpate, che appartiene al municipio. Clandestinamente cominciano a costruire la casa senza alcuna sicurezza e stabilità. E’ l’unica soluzione… Il governo non offre alternative ai poveri per avere una casa decente… L’affitto di una casa « popolare », costruita da organi governativi ( = 2 stanze + servizi), costa quasi due volte il valore di uno stipendio minimo… Parliamo spesso dello stipendio minimo… che cosa è?
Secondo l’articolo 76 della .« Consolidazione delle Leggi del Lavoro » — « il salario minimo è la «contraprestazione » minima dovuta e pagata direttamente dal datore di lavoro al lavoratore, anche a quello rurale, senza distinzione di sesso, per numero di, giorni normale di servizio, e capace di soddisfare, in determinata epoca e regione del paese, le necessità abituali e normali per l’alimentazione, abitazione, vestiario, igiene e trasporto… ». La Costituzione, all’articolo 165 dice: — La Costituzione assicura ai lavoratori i seguenti diritti, per migliorare la loro condizione sociale: « 1) stipendio base capace di soddisfare al fabbisogno personale e della propria famiglia ». Attualmente a Salvador il « salario minimo » è di Cr.$ 295,20 (pari a circa L. 30.000). Quando pensiamo che l’affitto di due stanze, in un terreno accidentato è di Cr.$ 200,00/250,00 possiamo domandarci: — Come fanno a sopravvivere, a non morire di fame…?.
Secondo calcoli realizzati dal « Jornal da Bahia » (1° luglio 1974) una famiglia di quattro persone che compri ogni settimana – 2 Kg. di zucchero, 2 Kg. di fagioli, un po’ di carne (mezzo Kg. della più scadente per giorno), 1 litro di latte e il resto… su questa base…, spenderà ogni mese Cr.$ 440,80… A questo :dobbiamo aggiungere Cr. 70,000 per due bombole di gas e Cr. 40,00 per acqua, luce, minimo Cr. 35,00 per il trasporto, Cr. 48,00 per medicine…più materiale scolastico, vestiario, scarpe… ecc….
« In questo modo il governo ci obbliga a non mandare i figli a scuola, per mandarli invece a lavorare, e aumentare così un poco la rendita familiare ».
Conseguenza di tutto questo è il numero sempre maggiore di quelli che vivono di « biscate » (cioè arrangiandosi, rivendendo per le strade lapis, filo, sigarette, bottoni… ecc.) e i ragazzini che cercano di fare altri lavori come per esempio raccolta di ferro vecchio, carico di merce al mercato, fermare i taxi… tutto è buono per non morire di fame.
Il giornale « Tribuna da Bahia » del 30 agosto di questo anno pubblicava questa notizia: — Quattro bambini sono stati arrestati e portati al Commissariato perché avevano assaltato una casa di dolciumi. Dopo tre ore di cella hanno raccontato al commissario la loro storia. Uno di loro, di 13 anni, lucida-scarpe, ha detto: « Mio padre è soldato della polizia, mia madre lava i panni per altri… Ma io ho molti fratelli e mi devo dar da fare da solo. Se rimango in casa i miei genitori mi mandano via… ». — E la situazione peggiora sempre più. — « Loro (i ricchi, i grandi) si preoccupano con la propaganda, per mostrare le bellezze della città, e noi poveri stiamo morendo Poco a poco… ».
In un incontro, un uomo è uscito con questa espressione che può far ridere ma è terribile…: « L’unico sistema Per aumentare lo stipendio è fare altri figli, così abbiamo il supplemento di natalità… ». « Sacco vuoto non può stare in piedi…; quando si ha fame non si riesce neppure a pregare:,. ».
Secondo uno studio del « Departemento Intersíndacal de Estatisticas e Estudios Sociais-Económicos » considerando le spese per la alimentazione (razione minima) e per le altre prime necessità (igiene – abitazione – vestiario, trasporto…) il tempo totale di lavoro necessario per acquistarle per sé e per la propria famiglia, dovrebbe essere di 1234 ore e 31 minuti di lavoro, ossia, le quattro persone della famiglia (qual è la famiglia è composta di solo quattro persone…?) indipendentemente dall’età e salute, dovrebbero lavorare più di 38 giorni, guadagnando ciascuno lo stipendio minimo… Oppure, il capo famiglia, per ottenere il minimo necessario, doveva guadagnare, nel maggio 1974, quando il « salario minimo era di Cr.$ 295,20 (circa L. 30.000) un « salario minimo di Cr.$ 1604,51 (= L. 160.000).
Un gruppo di giovani del nostro quartiere redige ogni mese un giornalino con l’intenzione di favorire una migiore conoscenza dei problemi del quartiere e una azione più unitaria tra quelli che hanno più buona volontà. Dal mese di gennaio ín qua, nell’ultima pagina mettono una tabella da compilarsi con i prezzi dei generi alimentari di prima necessità. Molte persone restituiscono ogni mese la tabella debitamente compilata. Nel numero di settembre 1974, i ragazzi commentavano così l’aumento sproporzionato… « Realmente questo della carestia è il problema più preoccupante per tutti noi. Attraverso la ricerca che abbiamo fatto insieme, con l’aiuto dei lettori, abbiamo notato, da gennaio a settembre di questo anno, aumenti assurdi »:
1 Kg. di riso – da Cr.$ 2,34 ( = L. 230) a Cr.$ 4,00 ( = L. 400)
1 Kg. de carne – da Cr.$ 11,00 ( = 1.100) a Cr.$ 14,00 l. L. 1.400)
1 litro de olio – da Cr. 4,21 (L. 420) a Cr. 8,00 (L. 800)
1 Kg. di caffè – da Cr. 9,16 (L. 310) a Cr. 14,00 (L. 400).
Lo stipendio, quest’anno, è passato da Cr. 240,000 (L. 24.000) a Cr. 295,00 (L. 30.000). A questo punto ci domandiamo: è possibile fare qualcosa per combattere la carestia…?. Abbiamo l’esempio delle massaie della periferia de Sao Paulo: alcuni mesi fa, hanno fatto una raccolta di firme inviandole poi, con una richiesta allo stesso presidente della Repubblica, chiedendo un intervento perché fosse contenuta la carestia… Non possiamo fare una cosa simile…?
Non basta dire che il costo dí vita è alto… Dobbiamo conoscere meglio la situazione… Dobbiamo scoprire insieme quali sono le cause che la determinano… e insieme scoprire possibili soluzioni… ».
Questa situazione crea tragiche conseguenze soprattutto nel settore salute.
« Quando prepariamo il cibo per i nostri figli, mai abbiamo il sufficiente per preparare un alimento sostanzioso; il risultato lo si vede a scuola, sono deboli e non hanno resistenza allo studio. Qualsiasi influenza provoca un disastro».
« Nel nostro quartiere non c’è un posto medico; quando qualcuno si ammala deve fare molta strada per poi affrontare una lunga fila di gente prima di poter parlare con il medico…e non sempre ci riesce… ».
« I nostri bambini sono attaccati dai vermi » « Il mio bambino ha 14 mesi e ancora non cammina, quando ha fame posso solo dargli acqua con un po’ di farina e zucchero…,
«Tra tutte le aree del Brasile, il Nordest è quella che ha il maggior indice di mortalità infantile. Il 51,5% dei bambini muoiono prima dei 5 anni. Secondo la coordinazione del « Programma Materno Infantile » del ministero della Salute, le malattie infettive sono le cause più frequenti delle morti. Però secondo la « Ricerca Interamericana sulla Mortalità Infantile », la causa principale delle morti dei bambini in età inferiore ai 5 anni, è la denutrizione… come avviene per il 72% delle morti. registrate a Recife » (« Tribuna da Bahia » 16 agosto 1974) .Secondo il medico Dirceu Bellirri, il 70% degli alunni delle scuole elementari, ha come principale refezione « giornaliera » la merenda che viene distribuita nelle scuole e il 40% va a scuola digiuno….
(Jornal da Bahia 1 ottobre 1974)
«Uno studio recente del « Departemento de Ensino Fundamental » del Ministero dell’Educazione, per volontà del ministro Nei Braga, ha rivelato che il 70% dei bambini brasiliani dai 2 ai 6 anni, non ricevono l’assistenza sufficiente rispetto alla nutrizione, salute, protezione sociale… Il risultato di questo quadro di povertà, abbandono, ignoranza e mancanza di condizioni minime di igiene — come riconosce lo stesso Ministero — sí riflette nella scuola, spiegando così il numero impressionante di ripetenti e di bambini che abbandonano la scuola prima di concludere ».
(Jornal da Bahia, 20 agosto 1974)
«Secondo il sr. Ananias Porto (assessore speciale del Ministero della Sanità), la situazione dei bambini che vivono alla periferia delle città di Belèm, Fortaleza, Recife, Salvador, Belo Horizonte, Saó Paulo, Rio de Janeiro, Curitiba, Porto Alegre, sta aggravandosi.Lo dimostra l’aumento dell’indice di mortalità infantile: nel 1960 – 51 per mille; nel 1970 – 88 per mille; nel 1974 – 110 per mille… ».
(Jornal da Bahia, 1 ottobre 1974)
Se l’insufficiente alimentazione dà questi risultati nei bambini, quale, sarà la ripercussione sugli adulti…?
« Nella mia famiglia (7 membri) in quattro abbiamo la tubercolosi; nella famiglia accanto il babbo ha la tubercolosi, ma non riesce ad ottenere un posto in ospedale. Ora anche un figlio è colpito dalla malattia ».
«Come posso curare i miei figli dalla tubercolosi? Il medico ci passa le medicine, ci raccomanda una ricca alimentazione, ma dove trovo tutto questo se mio marito guadagna lo stipendio minimo…? ».
«Il medico Josè Silveira, afferma che la tubercolosi continua ad essere, in Brasile, un grave problema di salute pubblica, ed è strettamente legato alla povertà, che favorisce un contagio maggiore — 50% della nostra popolazione è infetta dal bacillo della tubercolosi — » (giornale « A Tarde » 26 gennaio 1972) « Un tecnico del Consiglio di Sviluppo» di Pernambuco affermò che il 60% della popolazione del Nordest è ammalata e la malattia riduce dal 30 a 60% la produttività individuale dell’uomo della regione… Si dice che il nostro lavoratore è pigro… In realtà è malnutrito e ammalato ».
(Jornal da Bahia, 1 agosto 1974)
Altra piaga sentita da tutti è la disoccupazione.
« Il lavoro non si trova. Da molto tempo mia figlia cerca un impiego e non lo trova. Spende soldi per l’autobus, cammina tutto il giorno e niente…, torna a casa la sera senza coraggio ». « Ho incontrato un uomo seduto per terra, in un cartello c’era scritto — sono ín questo stato perché non sono riuscito a trovare lavoro – ».
Lo stesso ministro del tesoro riconosceva che « lo sviluppo del Nordest, nel decennio del 60, se è stato brillante in termini di espansione del prodotto reale, sembra che sia stato deludente rispetto alla produzione di occupazione della mano d’opera ».
(Jornal da Bahia, 28 agosto 1974)
Molti nordestini lasciano la propria terra in cerca di lavoro nel sud, Sao Paulo e Rio de Janeiro. In questo modo aumenta il numero dei « favelados », degli emarginati nelle grandi città. La Tribuna da Bahia del 23 agosto 1974 riferiva questa notizia: — Venne da Alagoas (stato del Nordest) disposto a tutto e fiducioso di vincere la vita, lavorando onestamente. Promise alla mamma che l’avrebbe chiamata con sé nel sud meraviglioso « dove si vive nell’abbondanza e dove corrono molti soldi »… Ieri, lontano dalla sua terra e dalla mamma, era solo un nome, uno in più come la maggioranza del Nordest, che si trovava registrato nel grosso libro dei morti al 29° Commissariato di Rio de Janeiro: Efigenio Francisco de Souza, un alagoano di 17 anni, morto di stenti ».
Specie all’inizio di marzo, quando si riaprono le, scuole, il problema dell’educazione si fa sentire con tutta la sua gravità. I genitori cercano in tutti i modi di iscrivere i loro figli nelle varie scuole, ma il numero delle scuole è insufficiente rispetto alla richiesta. « Tutti noi imploriamo le direttrici per ottenere l’iscrizione nelle scuole del governo » (e l’iscrizione deve essere rinnovata ogni anno…) Quando i genitori non riescono a iscrivere i figli nelle scuole statali, hanno due scelte — o lasciare i bambini senza studio o pagare una maestra di una scuola particolare (privata). Nei quartieri poveri la tassa mensile di queste scuole varia da Cr. 60,00 a Cr. 15,00, questo dipende dalla qualità della maestra, perché ci sono scuole a « buon mercato » mantenute da « maestre » che si e no hanno terminato la quinta elementare.
Le maestre che insegnano nelle scuole pubbliche ricevono uno stipendio molto basso e così tentano di arrotondare la cifra, insegnando al mattino, al pomeriggio e alla sera, con il risultato di una assoluta mancanza di preparazione e di interessamento per gli alunni, tenendo conto che una classe elementare può avere anche 45 alunni…
Le conseguenze di questo stato di cose le patiscono gli studenti.
In una critica al ministero dell’educazione, la Tribuna da Bahia del 10 luglio 1974 ricordava che mentre « il Mobral (movimento brasiliano di alfabetizzazione) afferma che solo il 67% della popolazione brasiliana tra i 7 e i 14 anni frequenta la scuola, nel febbraio di quest’anno il ministro dell’educazione diceva che « nel 1964 l’indice di scolarità era del 51%, nel 1969 del 68% e oggi è dell’81% ».
Il ministero e il Mobral sono dello stesso governo…
«Non basta guardare la realtà, dobbiamo studiarla per scoprire se ci insegna qualcosa. Abbiamo rivolto questa domanda alla gente. Le risposte mostrano i vari gradi di coscienza, mostrano che il popolo vede chiaramente le cause e anche se si accorge che per ogni piccolo tentativo di miglioramento le difficoltà da affrontare sono enormi, vuole fare qualcosa! In futuro l’unione di tutti noi sarà indispensabile per la vita dell’uomo, perché senza unione niente si può realizzare ».
« Dobbiamo unirci per migliorare la nostra condizione di vita; per esigere che siano osservati e rispettati í diritti dell’uomo ».
«Questi fatti ci insegnano come i poteri pubblici “stanno dalla parte del popolo…” ».
«Dobbiamo rimanere con gli occhi ben aperti perché le autorità non si interessano dei nostri problemi… dobbiamo perciò unirci con tutti gli altri, vedere da vicino l’ingiustizia e avere più azione ».
« Dobbiamo rimanere con gli occhi ben aperti perché ogni giorno che passa il cerchio si chiude intorno a noi e noi diventiamo sempre più schiavi ».
« Dobbiamo far vedere anche ai nostri figli che tipo di ni,tnrità abbiamo ».
« Dobbiamo lottare per giorni migliori e non rimanere con le mani in mano… ».
« Non dobbiamo credere ai demagoghi ed essere invece più realisti ».
Alcuni arrivano anche ad indicare qualche cammino concreto per una azione in questa lotta per la liberazione.
Dobbiamo chiarire ai nostri vicini, parenti e amici che non è Dio che ha voluto così, ma sono gli uomini che costruiscono l’ingiustizia.
Non dobbiamo rimanere con le mani in mano, anche noi abbiamo diritto ad una vita migliore ».
Dobbiamo lottare per liberarci dalle catene della schiavitù, trasmettendo quello che abbiamo scoperto alle persone che ancora non riescono a vedere la realtà dei fatti, che ancora non sanno difendere i loro diritti, che lasciano che i ladri portino via quello che è di loro diritto ».
«Dobbiamo organizzare una commissione di 5-6 persone di ogni quartiere, che cerchino di orientare e stimolare tutti verso una giusta lotta a difesa dei propri diritti. La ricerca fatta dalla gente ci insegna molte cose. Prima di tutto, la gente non è cieca. Vede e vive la situazione e capisce. Trova difficoltà ad analizzare la realtà che la circonda perché si accorge di essere assalita da ogni lato da autentici nemici. Quando comincia a guardare più a fondo — provocata dall’esterno — sente il peso della catena della schiavitù. E’ troppo comoda la tattica dello struzzo, di infilare la testa sotto terra… tattica che viene raccomandata soprattutto dalla propaganda… A volte viene da pensare « non sarebbe meglio lasciare la gente con gli occhi chiusi, con le mani legate…»; ma questo atteggiamento sarebbe una negazione della verità, un tradimento della giustizia e sarebbe un non avere fiducia nella gente… La storia del Brasile è ricca di episodi e di esempi di gruppi di persone che si sono unite per rivendicare í loro diritti la loro libertà, per provocare un cambiamento di strutture…
Accorgendosi della loro situazione di schiavitù, scoprendo che questa non è frutto del destino o di qualche forza soprannaturale, ma di strutture ingiuste, la gente sente ,,empre più che « l’unione fa la forza ».
I gesti di solidarietà, le piccole lotte per ottenere l’asfalto iella strada, un terreno per i « desabrigados » (senza tetto)… tutte queste cose diventano tappe di un lungo cammino, fatto insieme, che dovrà portarci alla vera e completa liberazione… Si sente dire troppo spesso che questa gente è apatica e passiva. Forse è un popolo che sta perdendo la speranza. Sono ingannati e traditi da tutti, soprattutto dai grandi, dai capi che dicevano e dicono di difendere il popolo, i lavoratori, ma… i prezzi stanno salendo alle stelle, il numero dei disoccupati è sempre più alto… ecc. La Chiesa varie volte ha affermato di stare dalla parte del popolo oppresso… nelle lettere pastorali, in vari documenti…, ma alle inaugurazioni. e cerimonie ufficiali i vescovi (fatte poche eccezioni: D. Helder Camara, D. Fragoso, D. Pedro Casaldaliga…) si fanno sempre vedere insieme ai generali…
Di questo il popolo se n’è accorto e comincia a . credere solo a quelli che veramente si impegnano e pagano di persona! Per concludere, potremmo chiederci qual è il nostro compito di fronte a tutto questo? E’ difficile rispondere, perché l’unica risposta vera dovrebbe essere la nostra testimonianza, la nostra vita. Nostro compito sarà quello di impegnarci insieme alla gente, partecipando ín pieno ai suoi problemi, alle sue difficoltà, facendo nostre le sue aspirazioni… Dovremo stimolare questa riflessione sulla loro realtà, che molte volte vivono senza conoscere. A volte potrà sembrare una violenza, ma sarà una violenza di liberazione da tutte le maschere che certa cultura sovrappone. Dovremo dar fiducia, valorizzare le piccole vittorie della gente senza mai dimenticare che si tratta di un cammino lungo e pericoloso ma che cí deve portare alla vera libertà. Infine dobbiamo credere alla possibilità di un cambiamento: la nostra speranza si fonda sulla resurrezione e sa che il chicco di frumento muore ma poi dà frutto.